Giant Steps
Gawain Jones: profilo di un Grande Maestro di scacchi
Il vecchio e il bambino si strinsero la mano, che sanciva il pareggio,
con un rapido sguardo che significava che per loro gli scacchi erano la stessa cosa, lo stesso linguaggio comune.
Gli scacchi come immaginazione, così per David Bronstejn come per Gawain Jones.
Provate a guardare Gawain Jones quando pensa davanti alla scacchiera. Lo vedrete assorto, con lo sguardo distante, non per scimmiottare Ivanchuk o Shirov come fanno i ciemme di casa nostra, ma per immaginare meglio ciò che sta per avvenire sulle sue sessantaquattro caselle.
Sembra facile fare passi da gigante se si ha il cinquantadue e mezzo di piede.
L’abbiamo visto giocare a pallone nei campini di Verciano e svellere zolle ad ogni piè sospinto,
capendo bene che il calcio non era fatto per questo gigante buono. Ma quando si metteva di fronte alla scacchiera,
non ci voleva molto a comprendere che quella era la sua lingua madre.
Perché l’inglese Gawain Jones quando arrivò a Lucca nel 2001 aveva poco più di 2150 punti elo.
E quando ci ha salutati nel 2004 ne aveva circa 2400,
due norme di Maestro Internazionale sulle spalle e diciotto anni ancora da compiere. Per carità,
lungi dal noi attribuircene merito! Se Jones abbia dato più al nostro circolo, o la nostra associazione a lui,
è un’argomentazione che lasciamo volentieri a chi interpreta i rapporti interpersonali con la filosofia del do ut des.
Quel tacito contratto tra due persone sensibili e virtuose, che per Voltaire si chiama amicizia, di certo non appartiene a costoro.
Dicevamo della forza di Gawain. E del suo talento. Limpido, cristallino, tattica pura che sgorga da aperture quasi ingenue, infantili, bizzarre, fuori da ogni convenzione, come hanno saputo insegnare i maestri della sua terra, si chiamassero Michael Basman o Tony Miles. Sempre disponibile al confronto con nuove idee, lettore onnivoro ed autodidatta per natura. Ma anche lampista irrefrenabile e burlone, capace di scherzare sulla scacchiera con impareggiabile autoironia. Questo è Gawain Jones, sia che sieda a fianco di Adams e Short nella nazionale inglese, sia che partecipi al campionato italiano a squadre per i colori dell’Associazione Scacchistica Lucchese.
Ed è un vero peccato che la parentesi italiana di questo campione si sia chiusa così presto. Anche lui, come Tiviakov o Yermolinsky, ha preferito cercare fortuna altrove. Ricordiamo i professori del liceo classico “Machiavelli” che lo consideravano poco più che un minchione. E ricordiamo l’intellighenzia della FSI che nel paese delle leggi ad personam si vantò di coniare una norma “anti-Jones”, che impedì al giovane maestro inglese di prendere parte ai campionati italiani under 16 dopo una prima apparizione. Irrimediabili errori di miopia nazionalistica, che non hanno compromesso la marcia trionfale di un campione che ha raggiunto senza fatica il massimo titolo scacchistico, viaggiando di continente in continente, di torneo in torneo, di successo in successo. Senza mai dimenticarsi di venire di tanto in tanto a trovare i suoi amici di quella Lucca che, come dice lui stesso, “è bella anche quando piove”. Ciao Gawain!
Provate a guardare Gawain Jones quando pensa davanti alla scacchiera. Lo vedrete assorto, con lo sguardo distante, non per scimmiottare Ivanchuk o Shirov come fanno i ciemme di casa nostra, ma per immaginare meglio ciò che sta per avvenire sulle sue sessantaquattro caselle.
Sembra facile fare passi da gigante se si ha il cinquantadue e mezzo di piede.
L’abbiamo visto giocare a pallone nei campini di Verciano e svellere zolle ad ogni piè sospinto,
capendo bene che il calcio non era fatto per questo gigante buono. Ma quando si metteva di fronte alla scacchiera,
non ci voleva molto a comprendere che quella era la sua lingua madre.
Perché l’inglese Gawain Jones quando arrivò a Lucca nel 2001 aveva poco più di 2150 punti elo.
E quando ci ha salutati nel 2004 ne aveva circa 2400,
due norme di Maestro Internazionale sulle spalle e diciotto anni ancora da compiere. Per carità,
lungi dal noi attribuircene merito! Se Jones abbia dato più al nostro circolo, o la nostra associazione a lui,
è un’argomentazione che lasciamo volentieri a chi interpreta i rapporti interpersonali con la filosofia del do ut des.
Quel tacito contratto tra due persone sensibili e virtuose, che per Voltaire si chiama amicizia, di certo non appartiene a costoro.Dicevamo della forza di Gawain. E del suo talento. Limpido, cristallino, tattica pura che sgorga da aperture quasi ingenue, infantili, bizzarre, fuori da ogni convenzione, come hanno saputo insegnare i maestri della sua terra, si chiamassero Michael Basman o Tony Miles. Sempre disponibile al confronto con nuove idee, lettore onnivoro ed autodidatta per natura. Ma anche lampista irrefrenabile e burlone, capace di scherzare sulla scacchiera con impareggiabile autoironia. Questo è Gawain Jones, sia che sieda a fianco di Adams e Short nella nazionale inglese, sia che partecipi al campionato italiano a squadre per i colori dell’Associazione Scacchistica Lucchese.
Ed è un vero peccato che la parentesi italiana di questo campione si sia chiusa così presto. Anche lui, come Tiviakov o Yermolinsky, ha preferito cercare fortuna altrove. Ricordiamo i professori del liceo classico “Machiavelli” che lo consideravano poco più che un minchione. E ricordiamo l’intellighenzia della FSI che nel paese delle leggi ad personam si vantò di coniare una norma “anti-Jones”, che impedì al giovane maestro inglese di prendere parte ai campionati italiani under 16 dopo una prima apparizione. Irrimediabili errori di miopia nazionalistica, che non hanno compromesso la marcia trionfale di un campione che ha raggiunto senza fatica il massimo titolo scacchistico, viaggiando di continente in continente, di torneo in torneo, di successo in successo. Senza mai dimenticarsi di venire di tanto in tanto a trovare i suoi amici di quella Lucca che, come dice lui stesso, “è bella anche quando piove”. Ciao Gawain!
Riccardo Del Dotto
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